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DIABESITA’: L’EPIDEMIA DEL XXI SECOLO

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Il diabete mellito è una malattia cronica che coinvolge i meccanismi mediante i quali l’organismo utilizza i carboidrati (zuccheri) che rappresentano la principale fonte di energia per tutte le cellule del nostro organismo.

Come è ben noto, il diabete origina dal difettoso utilizzo di questi nutrienti da parte delle cellule di alcuni tessuti dell’organismo (fegato, muscoli e tessuto adiposo) al quale fa seguito l’aumento del livello dello zucchero nel sangue (iperglicemia). Ciò può verificarsi per diversi motivi. Può succedere che, ad un certo punto, il pancreas smetta di produrre insulina, l’ormone che rende appunto possibile l’ingresso del glucosio nelle cellule dei tessuti sopra elencati (diabete tipo 1). Altre volte, e questo avviene nella grande maggioranza dei casi di diabete, l’insulina è prodotta in quantità ridotta rispetto al normale o, ancora, pur essendo prodotta in quantità normale, e a volte anche superiore al normale (iperinsulinismo), non esplica correttamente la sua funzione (insulinoresistenza) e quindi l’iperglicemia si verifica comunque(diabete tipo 2).

Il diabete tipo 1 è tipico della giovane età, dal momento che il suo esordio avviene di solito nell’infanzia o nell’adolescenza, anche se, seppur raramente, può presentarsi in età adulta. Come ricordato sopra, è secondario alla cessazione della produzione di insulina da parte delle cellule del pancreas che vengono distrutte da autoanticorpi e quindi la somministrazione più volte al giorno di tale ormone è necessaria per la sopravvivenza di chi ne sia affetto. Circa il 10% delle persone con diabete sono portatrici di questa forma di diabete. I sintomi con i quali si presenta possono variare di intensità e comprendono poliuria (incremento della emissione di urina), polidipsia (aumento della ingestione di liquidi), calo di peso, astenia (spiccato senso di stanchezza).

Il diabete tipo 2  si presenta più frequentemente in età adulta e in persone con problemi di eccesso di peso, anche se, specialmente in questi ultimi anni, la sua incidenza sta aumentando nei giovani con eccesso di peso. Il diabete tipo 2 riguarda circa il 90% dei diabetici e di solito si controlla con una dieta adeguata, con la pratica di regolare attività fisica e con farmaci chiamati ipoglicemizzanti orali.  Il diabete tipo 2 spesso è caratterizzato, almeno nelle sue fasi iniziali, da una sintomatologia assai sfumata, per cui capita che venga diagnosticato anche dopo molto tempo, a volte alcuni anni dal suo esordio, quando sono già presenti alcune complicanze delle quali diremo più avanti.

Mentre per quanto riguarda il diabete tipo 1 fra le sue possibili cause la familiarità gioca un ruolo minimo, essa è invece molto spesso implicata nel diabete tipo 2.

Attualmente nel mondo le persone con diabete sono circa 366 milioni e le previsioni sono che nel 2030 se ne conteranno più di 552 milioni con un incremento del 51%.

In Italia hanno ormai superato i 3,5 milioni (circa il 6% della popolazione) delle quali quasi 1 milione non sono curate perché non sanno ancora di esserne affette e si prevede che entro il 2020 oltrepasseranno i 4,5 milioni. In una ideale classifica mondiale, siamo fra le top ten in quanto ci troviamo al non invidiabile nono posto.

L’incremento del sovrappeso e dell’obesità, la riduzione dell’attività fisica e il ricorso ad una alimentazione troppo ricca di calorie e di grassi e povera di fibre rappresentano gli aspetti più importanti che caratterizzano i cambiamenti  nello stile di vita delle popolazioni industrializzate che hanno portato alla “epidemia” diabete, in particolare tipo 2. E proprio il drammatico incremento nella prevalenza di tale tipo di diabete e quello altrettanto preoccupante dell’obesità hanno indotto l’Organizzazione Mondiale della Sanità a coniare un neologismo per definirne la stretta embricazione: “diabesità”.

Che il rapporto fra diabete tipo 2 e obesità sia molto stretto è dimostrato dal fatto che quasi un terzo degli individui con eccesso di peso sono anche affetti da diabete e quasi otto persone con diabete tipo 2 su dieci presentano contemporaneamente anche un eccesso di peso. Il rischio di diabete tipo 2 si incrementa di quasi quattro volte in caso di sovrappeso, di dieci volte in caso di obesità e di quaranta volte in caso di grande obesità.

Le persone affette da diabete necessitano di trattamenti medici che devono durare tutta la vita e se il trattamento non si associa al miglior controllo possibile dell’iperglicemia che lo caratterizza, vi è il rischio di andare incontro a complicanze croniche che possono interessare i piccoli vasi arteriosi (microangiopatia diabetica) a livello oculare (retinopatia) o renale (nefropatia) e/o i grossi vasi arteriosi (macroangiopatia diabetica) a livello del circolo cerebrale, coronarico e degli arti inferiori e che coinvolgono anche il sistema nervoso periferico (neuropatia diabetica).

Uno dei capisaldi del trattamento del diabete è rappresentato da una corretta alimentazione che dovrebbe essere basata sui dettami rappresentati dalla cosiddetta “dieta mediterranea”. Si tratta di una dieta che tutti gli specialisti di nutrizione riconoscono essere il tipo di alimentazione più sana e razionale. La dieta mediterranea nel 2010 è stata riconosciuta dall’UNESCO come parte dei Patrimoni culturali e immateriali dell’umanità.

La dieta mediterranea, così definita perché è caratteristica dei Paesi che si affacciano sul bacino del Mare mediterraneo, si fonda su una alimentazione a basso contenuto di grassi, in particolare quelli di origine animale, e di zuccheri semplici e ricca di fibre (frutta e verdura). La quota di grassi è assicurata in buona parte da grassi di origine vegetale (olio extravergine di oliva) e quella di zuccheri dal consumo di carboidrati complessi (pane, pasta, riso, ecc.).

Mentre solitamente le persone con diabete tipo 1 hanno un peso corporeo normale, oltre i tre quarti di quelle con diabete tipo 2, come abbiamo detto sopra, presenta una condizione di sovrappeso o di vera e propria obesità e quindi una alimentazione razionale ed equilibrata che, affiancata alla regolare pratica di attività fisica, renda possibile una perdita di peso, resta il mezzo di primo intervento più efficace e più economico. E’ ormai ampiamente condiviso il concetto che, in caso di eccesso di peso, è sufficiente perdere il 5-10 % del peso iniziale per ottenere significativi miglioramenti non solo del compenso metabolico del diabete, prevenendone così le temibili complicanze, ma anche di tutte le patologie cardiovascolari e metaboliche ad esso spesso associate (cardiopatia ischemica, ipertensione arteriosa, dislipidemia, iperuricemia, etc.). D’altro lato, anche nei diabetici normo- o sottopeso, il ruolo della dieta, intesa nel suo significato etimologico di “stile di vita”, è fondamentale nell’ottenere la normalizzazione dei livelli glicemici.

E proprio la modificazione dello stile di vita costituisce il primo gradino della terapia del diabete in tutte le Linee Guida sia nazionali, sia internazionali, messe a punto dalle Società scientifiche attive in campo diabetologico. Se in teoria questo approccio può sembrare ovvio, non lo è affatto nella pratica, dal momento che è estremamente difficile modificare comportamenti alimentari fortemente radicati. Se poi si pensa che non sono ancora stati completamente chiariti gli aspetti emozionali ed i fattori ambientali che condizionano queste abitudini, non è per nulla sorprendente che molti persone con diabete non aderiscano del tutto, o lo facciano solo per brevi periodi di tempo, alle prescrizioni dietetiche.

E proprio per questi motivi è fondamentale che le persone con diabete e, nel caso di diabete tipo 1, anche i loro familiari vengano “educati” all’autogestione della propria condizione e quindi imparino, fra le altre cose, anche a gestire nella maniera più corretta la loro alimentazione. Si parla di “educazione terapeutica”, di un processo formativo che il team diabetologico, in questo caso diabetologo e dietista, deve offrire alla persona con diabete e che assume un ruolo di vera e propria terapia.

Scritto da

franco tomasi

  • Specialista in Scienza dell’Alimentazione
  • Specialista in Endocrinologia e Malattie del Ricambio
  • Specialista in Malattie del Fegato e del Ricambio
  • Direttore U.O.C. Diabetologia, Dietologia e Nutrizione Clinica
  • Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara
  • Professore a Contratto Università degli Studi di Ferrara

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